<< Mi avvolgo col silenzio come se fosse una soffice coperta di panno. Mi ci rotolo dentro, gli occhi chiusi e i pugni stretti. Più ascolto, più i rumori, anche quelli minimi, si allontanano e si disfano. Gomitoli di polvere nera che si sfaldano al vento. Mi addormento, come facevo da bambina, in un tempo che è difficile ricordare altro che così: sensazioni confuse e tutte di pelle. Il corpo ricorda le cose - l'amore, le persone, il tempo - meglio dell'anima. Si porta dietro, e dentro, tutto. Resiste a ogni bufera, la memoria del corpo. Tenace come sanno esserlo anche gli alberi, le rocce. Mi è sempre piaciuto scrivere lettere. Le parole sono un corteggiamento violento. Entrano dentro la carne di chi legge. Le parole scritte fanno paura. Ho sempre pensato che quando si scrive venga fuori il ritmo dell'anima; quando si parla si mente, quando si scrive no. Non è possibile. E' come tirare fuori da sé qualcosa di vitale e spaventoso, come un organo spiaccicato sulla carta. Incartare un fegato e spedirlo, questo è scrivere lettere. >>
Milanesità ossessivo-compulsiva e cronica,qualcuno sa di che parlo?!
Ti alzi al mattino ed hai già in testa la scaletta degli impegni a cui far fronte,vai in bagno per una doccia veloce e quando esci,dopo pochi minuti,ti accorgi improvvisamente che quella che tu hai sempre pensato fosse una cabina doccia in realtà è un’innovativa macchina del tempo. Intanto la caffettiera sbuffa e mentre tu stai ancora lavandoti i denti pensi perplesso che un tempo ci volevano almeno 15 minuti prima che questo accadesse. Adesso quanti ne saranno passati? Uno? …Due?Un servizio in camera praticamente. Non c’è scampo, non puoi tirarti indietro e forse, se farai abbastanza in fretta, riuscirai a prendere il caffè sulla soglia mentre con una mano ti pettini (e qui ci sarebbe da aprire un altro triste capitolo),con l’altra ti finisci di abbottonare la camicia e con la quarta,sbucata dal nulla,cerchi le chiavi di casa che ovviamenteper farti incazzare ancora di più non sono nel posto in cui le ricordavi.Alla fine, se sarai abbastanza in gamba da sbrigare tutto al meglio, a velocità folle, allora forse il metrò non ti passerà davanti anche stavolta e tu riuscirai a raggiungere l’università od il lavoro appena in tempo per riuscire a tirare un sospiro e ricaricarti in attesa di una lunga giornata non menoclonica. Tutto di fretta, tutto di corsa, con gli occhi e le orecchie tappate ed in testa solo il traguardo,senza concedersi un attimo per ragionare. A volte mi domando come si è arrivati a dei ritmi di vita così forsennati,se questo è il frutto che ha partorito la cosiddetta società “moderna e tecnologica”, forse era meglio il passato.Sarebbe bello poter viaggiare ad una velocità diversa. Il punto è che non è facile godersi le ore della giornata (anche perché spesso c’è chi non ti agevola in questo),fare le cose con calma, con raziocinio, restando tranquilli anche quando tutti, intorno a noi, si agitano, senza badare troppo a quelli che corrono come pazzi dietro i loro irraggiungibili traguardi. Non è facile imparare ad immaginare un pianeta nuovo, con una nuova orbita intorno al sole, più lunga, più larga, più lenta. Non èfacile pensare che il mondo possa scalare una marcia,ridurre la velocità. Ci pensavo durante il tragitto verso la città,seduto comodamente in un angolo con le mie cuffie nelle orecchie e lo sguardo perso oltre il finestrino. Pensavo a quante volte,senza nemmeno rendercene conto,ci perdiamo momenti e particolari preziosi della nostra quotidianità. A quanto pericolosa possa diventare l’abitudine di vivere così e pensavo a quanto davvero ne vale la pena. Elucubravo e mentre sprofondavo lentamente in una nuova dimensione già mi sentivo meglio,il respiro tornava ad essere più lungo. Sentivo che avevo più tempo non solo per pensare,ma anche per rilassarmi,per decidere cosa fare,per immaginare,determinare,guardarmi intorno,guardare d’innanzi a me….. si,d’innanzi a me,… d’innanzi a me porca paletta!!! Nemmeno il tempo di sgranare gli occhi e scoppiare la bolla di sapone in cui mi ero rifugiato per quei venti minuti di tragitto ed ecco che le porte del metrò si richiudono lentamente davanti alla mia fermata d’arrivo! Avrei potuto guizzare dal sedile con uno scatto felino e raggiungere l’uscita col rischio di azzoppare qualche vecchietta o rimanere incastrato come un toasttra le porte,avrei potuto mettermi a sgomitare o rovesciarmi per terra come un’anguilla dimenandomi fino a raggiungere l’uscita,in un attimo d’incontrollata follia degna d’un film fantozziano avrei anche potuto perdere il controllo ed azionare la levad’emergenza,ma nulla….. fermo. Fermo come un gatto di ceramica. Volontariamente fermo. Deciso ad assaporare fino in fondo il lusso di quell’attimo di riconquistata tranquillità strappato alla frenetica routine di sempre. Sono sceso alla fermata dopo,ho camminato un po,ho ri-fatto colazione in un bar,ho raggiunto il lavoro con qualche minuto di ritardo ed in fine,prima di entrare,ho fumato l’irrinunciabile sigaretta. E’ tutto questo non perché “perdere tempo” lo consideri un vezzo che ogni tanto è necessario concedersi,ma perché arriva un momento in cui è necessario rendersi conto che anche quello è un dovere.
Lascio i miei pensieri a questa notte di fine Novembre,prima di assentarmi nuovamente per qualche settimana.
Osservando i riflessi della luce sul muro mi tornano in mente i giochi stupidi che facevo da bambino guardando il soffitto della mia casa in montagna,dove l'umidità aveva lasciato dei segni. Certe sere stavo lì,col naso all'insù,a dare vita alle forme più strane con la mia immaginazione.
Un altro gioco che mi piaceva fare da piccolo,quando arrivava la primavera e tornavano le rondini,era quello di prendere una seggiola e sedermi sotto il portico a casa di mia nonna. Mi mettevo in un angolino e stavo ore ad osservare le loro mille acrobazie. Io lì ad immaginare quanto fosse bello avere due ali e volare via,con la loro stessa leggerezza,con la leggerezza nel cuore. Le ho invidiate tante volte quelle rondini perchè loro,al contrario di me,se non altro potevano scegliere di andarsene altrove anzichè passare i loro pomeriggi in solitudine come spesso capitava a me quando mia mamma,non potendomi tenere,mi portava dai nonni fuori città.
Incredibile quanto le cerchi ancora quelle ali,anche oggi che non avrei ragioni per sentirmi solo.
"La moda cambia la vita? No, però la scalfisce, le dà l'ebbrezza del provvisorio e nel fondo cerca di metterla in una camicia (magari a fiori) di forza, costringendola a identità, travestimenti, abitudini, da cui la vita per fortuna scappa ogni volta per poi tornare, ancora un po', ad illudersi. La moda ha la leggerezza delle cose superficiali, ma anche la terribile leggerezza dei giorni."
La moda rende felici (per mezz'ora almeno) - Franco la Cecla
Non mi hanno rapito gli alieni,ma ho cambiato decisamente pianeta questo si. In questi ultimi tempi ho pensato spesso di tornare a scrivere,ma confesso di avere mani ancora troppo pigre per ricominciare. Il torpore mentale e comunicativo che mi attanaglia da mesi non si è del tutto dissipato,sebbene senta di essere vicino ad un periodo più favorevole. L’universo di paiette e lustrini in cui sono stato catapultato a fine Maggio è in parte la causa principale di questo mio spontaneo allontanamento dal web,ma non è la più importante. La verità é che forse attendevo da troppo tempo una distrazione o qualcosa in cui immergermi completamente ed è per questo che il mio tempo è andato ridimensionandosi in maniera direttamente proporzionale al bisogno di continuare a comunicare. Ma non è solo la vita ciclonica che conduco ad impedirmi di essere costante bensì una convinzione che ho da quando ho scelto di aprire questo blog: non voglio scrivere per dare mie notizie (a chi frega della mia vita infondo?) ,voglio scrivere solo per tradurre l’anima in segni quando e se ne sento il bisogno. Perché questo è per me la scrittura,un egoistico bisogno.Troppe cose avrei dovuto dire su questi mesi che hanno completamente rivoluzionato la mia vita,ma non mi sono mai aspettato che gli avvenimenti che scandiscono la mia routine potessero interessare qualcuno. Ho sempre concepito la scrittura come una sorta di delirante forma d’espressione inibitrice delle inquietudini. Questa visione mi ha salvato molte volte dal silenzio,dalle lacrime,dagli abissi e vorrei che continuasse ad essere così. Un giorno forse tutto cambierà e tornerà ad assumere dei tratti tristemente più familiari,perché la serenità si sa,é come un nomade che non soggiorna mai nello stesso posto per troppo tempo. Ma quel giorno non è adesso,non è ora,e in ogni caso se l’inquietudine tornerà a prendere nuovamente il sopravvento,se il destino costringerà la frivola Signora Dallowey che da qualche tempo sto giocando ad interpretare a guardarsi nuovamente allo specchio,allora saprò che fare. Dovrò solo tirare un respiro e riprendere con l’accanimento terapeutico della scrittura,perché lei c’è sempre,non è come la fittizia felicità. Ma ora no,voglio godermi ancora un po questo momento,questi istanti che non torneranno. E allora, mi dico, Antonio lo senti questo rumore? Oggi questo penetrante rumore lo sento. lo vivo,mi da la scossa,lo mangio come zucchero filato. Gnam!
...che cambiano. A volte basta così poco. Per esempio: stamattina finalmente mi sono tagliato il pizzetto (guardarsi allo specchio e notare delle somiglianze con Bin Laden cominciava a diventare imbarazzante).Nulla di straordinario in se,ma dato che queste ultime settimane sono stato letteralmente ostaggio del nuovo lavoro,avevo rinviato alcune "funzioni" fisiologiche agli unici due giorni di "riposo" che ho. Ebbene,tolta la barbetta è riapparso il mio bel faccino pulito. Ora, non che la barba mi disturbi,anzi,secondo me ha un suo fascino. E come se mettesse in risalto l'altra parte del mio io: quella più hippy,ma anche più schiva e meno propensa ad accettar compromessi. Invece adesso ho il viso liscio come il culetto di un bimbo (tenetevi per voi le solite battutine ispirate da questa metafora), e mi sento come se mi fossi riappropriato della mia vita, della mia "normalità". A volte basta poco per guardare il mondo che ci circonda con occhi mai avuti prima ,questo vale per le piccole ed apparentemente insignificanti azioni del quotidiano così come per i rapporti umani e per il lavoro. Se appena qualche mese fa mi avessero domandato come mi sarei visto a lavorare nel campo della moda e dell'abbigliamento sicuramente mi sarei fatto una grassa risata e facendo spallucce sarei tornato alla mia scrivania. Ora,a distanza di appena quattro settimane da questa nuova avventura che mi vede per la prima volta alle prese con borsette leopardate,grucce ed isterismi frenetici da retro sfilata ,mi domando come ho fatto a non prendere coraggio prima e mollare tutto. Proprio vero che non si impara mai abbastanza dalle proprie esperienze,tempo fa mi ero ripromesso che non sarei mai più sceso a compromessi con la mia dignità ed ora mi accorgo che invece sono così tante le cose che ho scelto di accettare in questi ultimi quattro anni della mia vita che è impossibile non provare del rammarico. Non so perché ho scelto di adagiarmi con rassegnazione su quello che in realtà non è mai stato un comodo giaciglio bensì un vecchio materasso con le molle di fuori,ma é proprio vero che a volte è così tanta la paura di mettersi in gioco da finire per accontentarsi. Non so cosa sia stato peggio a dire il vero,se considerare il lavoro soltanto come una fonte di sostentamento in attesa che la laurea cambiasse la mia vita o se prendermi per i fondelli credendo di avere la situazione in pugno (un po come fanno gli alcolizzati per intenderci), ma sono contento che l’imminente scadenza del mio contratto mi abbia aperto gli occhi e dato la spinta necessaria per prendere fiato e decidere di cambiare radicalmente la mia vita senza attendere che prima o poi (e chissà quando) ci pensasse il destino. Mi sento molto propositivo in questo periodo ed ora più di prima capisco che è proprio la mancanza di fiducia in noi stessi, in ciò che siamo e che siamo in grado di fare che ci fa vedere tutto nero. Poi una mattina come tante accade d’imbattersi in un annuncio letto di sfuggita e ti rendi conto una volta di più,quanto la vita sia ricca di opportunità che spesso non siamo in grado di cogliere,a volte perché ci sottovalutiamo,a volte perché i cambiamenti fanno paura ed altre volte perché la mancanza di umiltà ci fa considerare alcuni mestieri inadatti a noi. Si dice che col passare degli anni e delle esperienze vissute si diventa più critici nei confronti degli altri ed esigenti verso se stessi. Io non so quanto ci sia di vero in quest'affermazione, ma di sicuro so che nell'amore come nel lavoro, nei rapporti sociali come in tutte quelle attività che ci appassionano, nulla ci viene donato se non siamo noi per primi a volerci investire risorse, energie, tempo, convinzione, anima e corpo. Nulla ci spetta per il semplice fatto che sappiamo magari esser superiori a certe umane debolezze, controllare le nostre passioni, oppure perchè siamo venuti in possesso di informazioni che ci rendono avvantaggiati rispetto altri potenziali competitori. La verità è che se si vuole davvero qualcosa occorre lottare per averla, e se la si riesce ad ottenere bisogna saperla gestire e farla crescere per il verso giusto nel tempo…. Perciò anche se questo non sarà il lavoro della mia vita e la laurea continua a rimanerel’obiettivo più importante,ho deciso di impegnarmi fino in fondo affinché questa nuova sfida rappresenti per me non solo un’ulteriore possibilità di crescita ma un motivo in più per riscattarmi di tutte quelle mattine che scendendo dal letto con la luna storta ho usato la scusa del piede sbagliato...^_^
Eccomi qui,redivivo e velocemente presente,per lanciare un sorriso a squarciagola alle persone “conosciute” in questi mesi.E’ qualche tempo che non scrivo più, ma sto vivendo un momento meraviglioso della mia vita e voglio tenermelo solo per me. Ho aspettato per troppo tempo di non avere nulla da dire,ora per un po farò il gioco del silenzio.